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Dati, automazione e AI: cosa sta cambiando davvero nella filiera ortofrutticola

Dalla produzione alla logistica, l’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento operativo per governare variabilità e complessità, a patto di avere dati e processi all’altezza.

Dati, automazione e AI: perché la filiera agroalimentare europea sta cambiando approccio

Sapete cos’è Fruit Logistica?
Molti la conoscono come una fiera, in realtà è uno dei principali osservatori europei sulla filiera ortofrutticola. Con base in Germania, Fruit Logistica raccoglie e analizza dati su produzione, commercio, logistica e tecnologie lungo tutta la catena del valore, pubblicando ogni anno report che vengono usati come riferimento operativo da produttori, distributori e operatori tecnologici.

Ed è proprio leggendo questi numeri, senza forzarli, che emerge una trasformazione interessante: non un settore in “crollo”, ma una filiera che ha perso stabilità strutturale e che sta cercando nuovi strumenti, dati, automazione e intelligenza artificiale, per governare meglio l’incertezza.

Produzione europea: meno shock, più instabilità

Tra il 2021 e il 2023 la produzione europea di frutta fresca è scesa da 43,1 milioni di tonnellate a 41,2 milioni. Il dato 2024, ancora provvisorio, si colloca a circa 41 milioni, molto vicino al 2023. Non siamo quindi davanti a un nuovo crollo, ma a una fase di assestamento su livelli più bassi rispetto al periodo pre-2022.

Il messaggio che ci arriva dai numeri non è che “la produzione continua a scendere”, ma qualcosa di decisamente più sottile e rilevante che notiamo non solo nel settore ortofrutticolo: la variabilità è aumentata, la prevedibilità è diminuita e la media storica è diventata meno affidabile come strumento decisionale.

Lo stesso schema si vede nelle verdure fresche. Dopo il forte calo del 2022, quando la produzione totale UE è passata da quasi 50 milioni di tonnellate a meno di 45, il 2023 e il 2024 mostrano un recupero progressivo, pur senza tornare ai livelli del 2021.

Fonte: European Statistics Handbook 2025 - Fruit Logistica

Questo non ci racconta una crisi permanente, ma un settore che deve operare in un contesto più volatile, dove nella pratica a livello strategico la capacità di adattamento conta più del volume assoluto.

Italia: volumi solidi, complessità crescente

L’Italia resta uno dei principali produttori europei: nel comparto frutta passa da circa 11 milioni di tonnellate nel 2023 a 10,6 milioni nel 2024p, una variazione contenuta che conferma una sostanziale stabilità produttiva, soprattutto se la confrontiamo con altri Paesi UE.

Fonte: European Statistics Handbook 2025 - Fruit Logistica

Il tema, come emerge spesso anche nella nostra esperienza sul campo, non è il volume in sé, ma la complessità con cui questi volumi vengono gestiti: ci sono come spesso accade filiere frammentate, sistemi informativi eterogenei, dati che nascono in punti diversi e raramente vengono messi a fattor comune.

Ora, in questo contesto, l’AI non entra per “fare di più”, ma per ridurre l’attrito operativo, chiaramente a patto che i dati siano accessibili e coerenti.

Dove l’intelligenza artificiale sta già funzionando

Il Trend Report Fruit Logistica su AI e automazione spiega che l’adozione dell’intelligenza artificiale non è uniforme, ma si concentra in punti molto specifici della filiera, dove il ritorno è misurabile, per esempio nel post-raccolta, dove l’AI viene usata per rendere ripetibile il controllo qualità. Sistemi di visione artificiale e analisi multispettrale permettono di standardizzare decisioni che prima dipendevano dall’esperienza individuale, riducendo variabilità e scarti.

Fonte: Fruit Logistica Trend Report 2026 - OneThird

Nella logistica, il valore emerge quando i modelli predittivi entrano nei flussi decisionali, supportando la pianificazione dei volumi, la gestione della catena del freddo e l’allocazione delle risorse. Non perché “indovinano”, ma perché ridanno tempo al processo decisionale.

AI in campo: supporto alle decisioni, non automatismo cieco

Anche lato agricoltura l’AI trova spazio, ma con un ruolo operativo preciso. Non controllo continuo fine a sé stesso, bensì supporto alla previsione: quando irrigare, quando intervenire, quando attendere.

I benefici citati nei report, come riduzioni dei consumi idrici fino al 15% o miglioramenti di resa superiori al 10%, emergono solo quando l’AI è alimentata da dati affidabili, continui e ben integrati. Dove i dati sono incompleti, l’effetto si riduce drasticamente.

Il vero limite non è tecnologico, è organizzativo

Il punto più interessante che emerge dai report non riguarda l’AI in sé e la sua continua evoluzione, ma ciò che la frena.

La barriera principale non è l’assenza di tecnologia, bensì la frammentazione dei dati e dei processi, e qui entra in gioco il ruolo delle competenze. Mettere ordine in sistemi complessi richiede professionisti capaci di lavorare sui dati, sulle automazioni e sull’AI insieme, comprendendo come i processi reali funzionano e dove l’intelligenza artificiale aggiunge valore, e dove invece rischia solo di complicare.

Nella nostra esperienza, i progetti che funzionano sono quelli in cui il lavoro parte dai dati, passa dai processi e solo alla fine arriva ai modelli.

Automazione e AI: una coppia che funziona solo se progettata (bene)

I casi più maturi mostrano un equilibrio virtuoso: l’AI suggerisce, l’automazione esegue, le persone supervisionano.

  • Automatizzare senza intelligenza rende rigidi processi che devono restare adattivi.

  • Usare AI senza automazione produce insight che non vengono mai applicati.

Questo equilibrio non nasce spontaneamente. Va progettato, mantenuto e misurato nel tempo.

Conclusione: non più crescere, ma governare

I numeri Fruit Logistica non raccontano un settore in declino, ma una filiera che ha perso stabilità e che deve imparare a governare meglio l’incertezza. In questo contesto, l’intelligenza artificiale non è un punto di partenza, ma quando ben integrata i risultati sono una conseguenza di dati ben organizzati, processi chiari e competenze adeguate.

Non si tratta di fare più tecnologia, ma di usare meglio quella che c’è. E, come sempre, tutto comincia dai dati.