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ChatGPT porta traffico al tuo sito, ma Google Analytics non lo sa

Le visite provenienti dall'intelligenza artificiale sembrano diminuire, ma potrebbe essere soltanto un problema di tracciamento. E intanto diventa sempre più difficile capire quanto le AI contribuiscano alla visibilità delle aziende.

Negli ultimi giorni le visite ai siti web provenienti da ChatGPT hanno registrato un brusco calo, in alcuni casi superiore al 50%, un fenomeno che sembra essere legato ad alcune modifiche nel modo in cui la piattaforma gestisce i collegamenti verso i siti esterni, praticamente nello stesso momento in cui GPT-6 è andato in rollout. A evidenziarlo bene è un'analisi di Cedric Huesler, Senior Director di Adobe, condotta su circa 500 pagine web, nelle quali a una diminuzione di 31.000 visite giornaliere attribuite a ChatGPT è corrisposto un aumento di 26.000 visite dirette. Lo stesso Huesler ha però anche osservato che i collegamenti ai prodotti presenti nelle funzionalità Shopping di ChatGPT continuano a contenere i parametri necessari a identificarne la provenienza, suggerendo in qualche modo che il cambiamento interessi soltanto alcune tipologie di link e rendendo davvero ancora più complicata la ricostruzione del traffico effettivamente generato dall'intelligenza artificiale.

Bene. Che significa in pratica per i brand e le aziende? Significa perdere visibilità sull'effettivo contributo di un canale sempre più rilevante, perché un potenziale cliente potrebbe chiedere a ChatGPT di consigliargli un fornitore o un brand o un prodotto, cliccare su uno dei risultati e visitare il sito senza che negli analytics rimanga alcuna informazione sul ruolo avuto dall'intelligenza artificiale. Ora, la questione diventa ancora più interessante se consideriamo tutte quelle interazioni che non producono nemmeno una visita: chiedendo a ChatGPT, Gemini o Claude di confrontare cinque brand possiamo ottenere informazioni sufficienti per orientarci verso una scelta senza aprire nessuno dei siti suggeriti, mentre le aziende vengono citate, confrontate e a volte consigliate senza che i tradizionali tool di analytics riescano a rilevarlo.

È anche per questo che si parla sempre più spesso di GEO (Generative Engine Optimization) e in questo ambito diventa fondamentale riuscire a monitorare le domande rilevanti per il proprio business, la frequenza con cui viene citata un'azienda, il contesto in cui compare e come si posiziona rispetto ai concorrenti.

Per anni e anni nel digital abbiamo misurato la visibilità attraverso impression, clic, visite e conversioni, ma oggi una parte importante del percorso di ricerca e valutazione dei clienti vive direttamente nelle risposte dell'AI, spesso senza lasciare tracce nei sistemi di misurazione e analisi che usiamo tutti i giorni.

Sapere quante persone arrivano sul nostro sito continua a essere importante e, con la crescente diffusione degli assistenti AI, capire quante volte un LLM consiglia la nostra azienda e quante volte preferisce un concorrente diventerà sempre più complesso e rilevante per valutare la nostra effettiva presenza digitale.